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Bennett Long
Bennett Long

Introduzione Alla Filosofia Della Mente



Secondo alcuni, la dottrina di Berkeley è stata attaccata e demolita da Thomas Henry Huxley [senza fonte] ), biologo del XIX secolo, allievo di Charles Darwin, che sostenne i fenomeni della mente essere di un unico genere, e spiegabili esclusivamente a partire dai processi cerebrali, in pratica la stessa cosa che sosteneva Berkeley.




Introduzione alla filosofia della mente



Questa linea di pensiero è stata rinvigorita dalla costante espansione della conoscenza circa le funzioni del cervello umano. Nel XIX secolo non era possibile affermare con certezza in che maniera il cervello svolga certe funzioni quali ad esempio la memoria, l'emozione, la percezione e la ragione, e ciò lasciava ampio spazio alle teorie sostanzialistiche e metafisiche della mente. Ma ogni progresso nello studio del cervello rendeva queste posizioni sempre meno salde, fino al punto in cui è diventato innegabilmente chiaro che tutte le componenti della mente hanno la propria origine nel funzionamento del cervello.


Il razionalismo di Huxley, in ogni caso, è stato scosso all'inizio del XX secolo dalle idee di Sigmund Freud [senza fonte], che sviluppò una teoria dell'inconscio, sostenendo che i processi mentali di cui gli uomini sono soggettivamente coscienti non costituiscono che una piccola parte dell'intera attività mentale. Tale teoria può anche essere considerata come una ripresa dell'idea sostanzialistica in chiave secolare [senza fonte]. Sebbene Freud non abbia mai negato che la mente sia una funzione del cervello, sostenne che la mente ha una coscienza sua propria della quale non siamo coscienti, che non possiamo controllare e alla quale è possibile accedere solo tramite la psicoanalisi (ed in particolare tramite l'interpretazione dei sogni) [senza fonte]. La teoria dell'inconscio di Freud, sebbene impossibile da dimostrare empiricamente, e quindi tutt'altro che dimostrata scientificamente, è stata ampiamente assorbita nella cultura occidentale ed ha fortemente influenzato la rappresentazione comune della mente [senza fonte].


I filosofi e gli psicologi restano divisi circa la natura della mente. Alcuni, partendo dalla cosiddetta prospettiva sostanzialista o essenzialista, sostengono che la mente sia una entità a sé, avente probabilmente il proprio fondamento funzionale nel cervello, ma essenzialmente distinta da esso. Quindi un'esistenza autonoma e come tale oggetto d'indagine. Questa prospettiva, facente capo a Platone, è stata successivamente assunta all'interno del pensiero cristiano e in qualche modo radicalizzata da Cartesio.


Nella sua forma estrema, la prospettiva sostanzialista mette insieme con la prospettiva teologica il fatto che la mente sia un'entità completamente separata dal corpo, una manifestazione fisica dell'anima, e che essa sopravviva alla morte del corpo e ritorni a Dio, suo creatore. Altri ancora assumono la prospettiva funzionalista, facente capo ad Aristotele, la quale sostiene che la mente è soltanto un termine utilizzato per motivi di comodità ai fini della rappresentazione di una moltitudine di funzioni mentali che hanno poco in comune tra loro, ma riconoscibili attraverso la coscienza.


Ma le tentazioni in tal senso sono forti, perché il ricondurre tutto alla fisiologia o alle analogie con la intelligenza artificiale semplifica enormemente il problema e soprattutto ne permette una visione sistemica ed univoca, cosa ritenuta impossibile dagli avversari del riduzionismo, i non riduzionisti, appunto. Un altro prestigioso neurofisiologo come Joseph LeDoux sottolinea come la mente umana non sia assolutamente concepibile come una macchina perché esprime dei sentimenti:


Contro tale posizione riduzionistica si era già espresso significativamente John Searle, tendente a vedere la natura della mente biologica priva di alcun rapporto con quella computazionale, né riducibile a fisiologia pura, che sosteneva:


La filosofia della mente che tiene conto delle evidenze della ricerca scientifica e sperimentale come dati primari, mette questi in relazione con la riflessione filosofica, in modo tale da fornire sempre nuove indicazioni per la sperimentazione in altre discipline connesse come le scienze cognitive che indicano un approccio multidisciplinare ma prevalentemente neurofisiologico e psicologico-sperimentale.


Il problema mente-corpo, per quanto abbia interessato il pensiero filosofico sin dai primordi, è soltanto uno dei tre approcci entro cui si inquadrano le nuove teorie della mente. Esse nascono con il concorso di acute osservazioni attorno alle teorie storiche del funzionalismo, del computazionalismo e dell'intelligenza artificiale. Possiamo dunque individuare le tre seguenti linee di ricerca:


Tuttavia, da un punto di vista storico, il dualismo corpo/mente è stato per lungo tempo visto come un dualismo materia/spirito e il maggior responsabile di ciò è certamente Cartesio, che lo espresse in quello tra res extensa/res cogitans. Questa posizione gnoseologica è stata contestata come erronea da alcuni studiosi della mente dell'ultimo secolo, tra i quali Antonio Damasio, che ha dedicato a questo argomento un intero libro.[9]


I filosofi contemporanei hanno abbandonato il dualismo ontologico in favore di un meno impegnativo dualismo delle proprietà o delle funzioni, in base al quale mente e corpo non sono due sostanze separate, ma compenetrate e coniugate funzionalmente. Possono quindi esser visti anche come "stati esperienziali" di un organismo polifunzionale, tali da poter fare una distinzione tra due tipi di stati: gli stati fisiologici o cerebrali, legati alle strutture neurologiche della sensibilità corporea, e gli stati mentali, quelli che concernono più specificamente le emozioni, i sentimenti e l'elaborazione del pensiero. Si è occupato di questo problema Edoardo Boncinelli, facendo una distinzione tra neurostato come fenomeno cerebrale e psicostato come fenomeno mentale. Ha scritto:


Le risposte a questi interrogativi variano al variare della concezione che si abbraccia del mondo, della causa, della natura della mente, del cervello, ecc. Edoardo Boncinelli, e numerosi altri con lui, ne fa una questione di tempi e di complessità, vedendo il cerebrale come il semplice e primario, il mentale come il complesso e secondario. Così lo spiega:


Gli studi sulla mente e le teorie relative si sono moltiplicati dal 1956, anno in cui si è tenuto al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston un simposio sulla mente nei suoi aspetti funzionali, vista come una possibile struttura informazionale. Con ciò veniva posto il problema delle analogie tra il funzionamento della mente umana e quello dei computer. Il portare l'attenzione non più sul "cos'è" la mente ma su "come funziona" è stato una svolta epocale, che ha portato un ventaglio interpretativo molto vasto nel quale definire correnti e orientamenti; per le continue intersezioni tra questi ultimi, uno studioso può venire collocato in una o in un'altra corrente od essere a cavallo di entrambe.


Si può dire che inizia con Watson la divaricazione tra le interpretazioni riduzionistiche della mente e quelle anti-riduzionistiche e che Putnam opera una sorta di conversione del riduzionismo neurofisiologico a quello logico e matematico, che trova poi la sua prosecuzione dalla metà degli anni sessanta del secolo scorso in poi nei riduzionismi computazionalistici ispirati alla intelligenza artificiale. Nasce con Putnam l'idea di guardare alle funzioni cognitive umane e alle strutture cerebrali in analogia con un software supportato da un hardware[11] e questa idea di funzionalismo computazionalista avrà molti seguaci anche dopo che Putnam l'avrà rigettata a metà degli anni ottanta[12].


Attraverso questa introduzione alla filosofia della scienza, il corso mira anche ad affinare le abilità logico-analitiche e dialettiche, la sensibilità filosofica, la padronanza concettuale e le conoscenze filosofiche già acquisite durante la laurea di base.


A fine corso gli studenti dovranno essere in grado di comprendere e spiegare testi filosofici e scientifici di carattere intermedio, affrontare e discutere alcuni dei problemi classici della filosofia della scienza, utilizzare gli strumenti bibliografici e informativi attinenti al settore, conoscere alcune problematiche d'avanguardia nella discussione sulle teorie scientifiche.


A fine corso gli studenti dovranno dimostrare autonomia di giudizio nella valutazione delle argomentazioni nel dibattito e dei casi di studio tratti dalla storia della scienza. A tal fine sarà dato spazio alla discussione in classe. Nell'accertamento dell'apprendimento la capacità di rielaborazione personale delle conoscenze avrà un peso particolare.


A fine corso gli studenti dovranno aver conseguito una familiarità tale con l'argomento e col metodo della ricerca nel settore da poter autonomamente acquisire nuove conoscenze consultando la più ampia letteratura in questo settore e in settori affini. A tal fine avranno anche migliorato le loro capacità linguistiche per poter affrontare testi in lingua inglese.


Data la natura complessa degli argomenti e il carattere interattivo del corso, si consiglia fortemente di frequentare puntualmente fin dalla prima lezione, e compiere immediatamente le letture e gli esercizi che verranno di volta in volta indicati. Difficilmente si potranno trarre benefici dalla frequenza se non partecipando a gran parte delle lezioni. Inoltre servirà informarsi immediatamente dei contenuti delle lezioni che si fossero eventualmente perdute. 041b061a72


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